Perché non firmo nessuna delle mozioni presentate

Ancora una volta, nell’organizzazione del congresso, si sbaglia nell’approccio per colpa di un regolamento che è il peggio che si potesse produrre: farraginoso, complicato, il peggior strumento che si potesse pensare per raggiungere gli obiettivi che ci si era posti: semplificazione, trasparenza, credibilità...

Quale avrebbe dovuto essere invece il percorso da realizzare, naturalmente in tempi brevi? Prima di tutto si sarebbe dovuto ragionare sul Partito: come vogliamo strutturarlo, come intendiamo agire per ridare voce, spazio, aria ai circoli, quali criteri si intendono adottare per “svecchiare” il Partito non riferendosi solo agli indicatori anagrafici. A proposito della necessità di “svecchiamento” nel discorso di presentazione della propria mozione Ignazio Marino fa due citazioni che voglio riportare perché le condivido molto, una di Robert Kennedy: “La gioventù non è una stagione della vita, ma una categoria del pensiero, una forza di volontà, una dote dell’immaginazione, una predominanza del coraggio sulla timidezza, un desiderio di avventura che prevalga sull’amore per la comodità”; l’altra citazione è tratta dai Quaderni dal carcere di Gramsci: “Nel succedersi delle generazioni può avvenire che si abbia una generazione anziana dalle idee antiquate e una generazione giovane dalle idee infantili, che cioè manchi l’anello storico intermedio, la generazione che abbia potuto educare i giovani”.

Ancora, a proposito di “vecchi e giovani”, visto che va di moda dare i voti, voglio darne qualcuno anch’io, a taluni giovani e anche a qualcuno meno giovane, che sono approdati ad incarichi straordinari, in tempi fulminei, ai quali bisognerebbe giungere per merito e non unicamente per …. “fortuna”: darei 10 e lode per arroganza, presunzione, incompetenza, “zero” – non cinque – per meriti e altro.

Ritornando dunque al percorso che si sarebbe dovuto fare per capire di quale Partito si parla sarebbe necessario anche capire con chi si intende avviare un confronto di alleanze possibili, su quali temi comuni che riguardino la cultura di questo Paese della quale ormai si è e persa persino l’”idea”, la scuola, l’economia, la laicità, il rispetto delle regole, il valore da dare al bisogno di diritti ma, vivaddio, anche la necessità di ripristinare il senso del dovere, la giustizia, l’etica. Tutto questo si potrebbe e si dovrebbe fare in un congresso adeguatamente preparato che sia il punto d’arrivo di un lavoro precedentemente e seriamente svolto nei circoli, nelle federazioni, nelle Regioni. Su questi contenuti allora si potrebbe dire con convinzione e consapevolezza: “io ritengo che la persona giusta per realizzare questo progetto, possa essere….. con questo gruppo dirigente”

Al punto in cui siamo invece mi si chiede di esprimermi sulle persone; ebbene, come dubitare della competenza dimostrata dal Bersani ministro, del suo pragmatismo e della sua onestà? O come non ringraziare Franceschini per il buon lavoro svolto mettendo in gioco se stesso, la sua credibilità e salvando il Partito da una catastrofe annunciata? O come non apprezzare la cultura, la freschezza di idee, il coraggio, la voglia di pulizia, di chiarezza, di rigore morale - di cui c’è tanto bisogno – di Ignazio Marino?

Ho letto accuratamente, è vero, tutte e tre le mozioni, ma, come era prevedibile, sono tutte condivisibili, un bel concentrato di sani principi con qualche lieve sfumatura di diversità, non sufficienti ancora per me per decidere, data appunto l’alta qualità, comunque, delle persone in gioco. Così, come non apprezzare, a livello regionale, i meriti, le competenze, la generosità di Mariangela Bastico che si candida a Segretario regionale, a cui va, sicuramente, la mia stima e il mio assenso? Per tutte queste ragioni non ho firmato nessuna mozione.

Ringrazio, lusingata, gli amici che si sono rivolti a me per chiedere la mia collaborazione che, dichiaro fin da ora, sarà profusa con impegno e operosità nei confronti di tutte le mozioni, per promuovere il confronto e la discussione perché ciascuno possa scegliere liberalmente e consapevolmente, in nome e per conto di quel pluralismo al quale credo, come ho dimostrato a parole e nei fatti, proprio nell’intendimento di contribuire a raggiungere quegli obiettivi di cui parlavo sopra ovvero per dare corpo e anima a un Partito che, finalmente liberatosi di tanta zavorra, possa proporsi in modo credibile come strumento capace di governare anche ai tanti che hanno perso, a ragione, la fiducia nella politica, nei partiti e in chi li rappresenta.

Ines Briganti - Partito Democratico di Cesena