La nuova questione meridionale

C'era una volta una "questione meridionale" che si impose prepotentemente all'attenzione dei governanti dell'Italia da poco unificata - unificazione di cui ci apprestiamo a celebrare il 150°. La "questione" riguardava la necessità di analizzare le condizioni della realtà meridionale alla luce dell'inchiesta con la quale Franchetti, Sonnino e Fortunato indagavano a fondo lo stato di disperazione delle masse rurali del Sud.

Si condusse allora da parte sia della Destra che della Sinistra un'operazione politica definibile "piemontizzazione" con la quale i problemi del nostro Meridione venivano studiati da indagini appositamente condotte, ma mai affrontati né risolti. Da allora ad oggi, sempre, i governi hanno dovuto fare i conti con la cosiddetta "questione meridionale" che comunque si è presentata sempre con aspetti e fenomeni diversi.

Uomini politici e di governo hanno tentato o fatto finta di fare i conti con questa realtà senza mai riuscire a dare risposte strutturali, radicali e risolutive. Su questa "questione" però, a mio avviso, bisogna aprire anche un altro osservatorio che merita una qualche riflessione. Diceva il "Principone" di Tomasi di Lampedusa: "I siciliani non cambieranno mai perché credono di essere Dio". Sulla "sicilianità" potremmo anche scomodare Pirandello, Vittorini, Sciascia, anche per dimostrare quanto quest'affermazione abbia in sé del vero. A me pare in effetti che il "cardine" attorno al quale gira la "questione meridionale" nella sua fenomenologia attuale sia proprio questo: i Siciliani, come i Campani, come i Calabresi, devono cambiare.

È tutto vero quello che Saviano descrive nei suoi libri-denuncia sulla collusione tra le mafie e la politica, ma quando leggo sui quotidiani, ad esempio, come si arriva allo stato di emergenza della situazione rifiuti a Palermo e, ormai, in quasi tutta la Sicilia, un sussulto di indignazione mi prende. A Palermo nel 2004 i dipendenti del COINRES, il Consorzio per la Gestione dei Rifiuti che oggi non garantisce più la raccolta, erano 180, oggi sono 500, molti assunti con criterio elettorale definito "parentopoli"; gli ATO (Ambiti Territoriali Ottimali) sono 27 i cui amministratori costano 12 milioni di Euro; il riciclo dei rifiuti è del 6%.

Mi viene - dicevo - un sussulto di indignazione certamente contro chi amministra questo territorio, ma, francamente, anche contro chi, cittadino consapevole, non trova la forza di ribellarsi e di cambiare. Questa è ora la "questione meridionale" che richiede una rivoluzione culturale, ma che sorga dall'interno del Meridione, dalla sua gente, non portata da altri. È anche una grande questione politica "nazionale", perché il cittadino comune, moderato, che lavora, che si impegna, che guadagna, poco o molto che sia, che non è necessariamente leghista, questa situazione rischia di non capirla più, di non accettarla più e di non giustificarla più. Da qui ad un atteggiamento di insofferenza e di intolleranza il passo è breve.

Ines Briganti