Al Direttore de "La Repubblica" - dott. E. Mauro

Gent.mo Direttore,

ho alcune riflessioni critiche da sottoporLe sulle famose 10 domande e sull'articolo di F. Ceccarelli sul Venerdì del 10 novembre -"Quel testo tirato sul muro"- riferito al gesto con cui l'On. Finocchiaro ha "condannato" la proposta di legge sul processo breve.

Premetto che sono, da anni, un'affezionata lettrice de La Repubblica che continuo a ritenere un ottimo strumento di informazione in generale, come pure di informazione culturale.
Quando dico "da anni" intendo riferirmi anche al tempo in cui insegnavo italiano e storia: sono attualmente in pensione ma continuo ad occuparmi di scuola e di cultura, nella mia città (Cesena), soprattutto nella funzione di Presidente dell'Istituto per la Storia della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Forlì-Cesena.
In più di un'occasione ho portato il giornale in classe, insieme ad altri giornali, proprio per dare ai ragazzi (triennio superiore) la possibilità di capire l'importanza dell'informazione e, soprattutto, dell'informazione comparata e quindi critica. Questo per dirLe quanto per me ha importanza il quotidiano.
Mi è capitato anche di inviare rispettosamente il mio parere su talune questioni, al "Venerdì", al tempo in cui della rubrica si occupava direttamente il direttore Scalfari. Devo dire che, con mia sorpresa e gratitudine, ho ricevuto sul settimanale puntuale risposta. In nome di questa mia fedeltà di lettrice mi permetto ora di esprimere rispettosamente le mie riflessioni critiche.

1) Vengo alle famose dieci domande rivolte al nostro Presidente del Consiglio: non le ho proprio condivise, o meglio, mi sarebbero piaciute dieci domande riportate con analoga insistenza e perseveranza, ma relative ai veri nostri problemi, che sono tanti e gravi.
2) Non mi è proprio piaciuto (e non ne ho compreso il senso) l'articolo di Filippo Ceccarelli riportato sul quotidiano di venerdì 10 scorso col titolo "Quel testo tirato sul muro" riferito al gesto con cui l'On. Finocchiaro ha "condannato" la proposta di legge sul processo breve. Mi è parso un lungo e arruffato articolo che, partendo dalla rappresentazione dell'abbigliamento della "perfetta" Finocchiaro, andava ai senatori della Repubblica Romana, ai politici che hanno imparato bene cosa cercano i media, alla casistica di sbocchi d'ira. Mi è sembrato un articolo né ironico né utile tanto che mi ha fatto pensare che se non si ha niente da dire o da scrivere è meglio tacere.
3) Infine mi permetta, Direttore, una riflessione su il vostro inserto settimanale che si chiama "La Repubblica delle donne". Da qualche tempo pensavo di scriverle a questo proposito ma ora, davvero, l'ultimo numero di sabato 14 scorso mi ha convinto definitivamente. Le suggerirei di chiamarlo o "La Repubblica delle donne che hanno molti soldi" o "La Repubblica delle donne per avere molti soldi dalla pubblicità" o, per favore, non lo chiamiamo proprio "delle donne".

Mi creda, Direttore, non sono né una attempata tardo-femminista, fuori tempo e fuori luogo, né una vecchia single stile PCI anni ‘50: sono una donna insegnante che ama le belle cose, che conserva anche un grande rispetto per le donne che guardano un po' più in là delle firme, delle borse, delle scarpe, dei rossetti.

La ringrazio per l'attenzione. Continuerò comunque ad essere una Sua fedele lettrice.

Prof.ssa Ines Briganti
Presidente dell'Istituto per la Storia della Resistenza
e dell'Età Contemporanea di Forlì-Cesena