Ma questa è ancora informazione?

Avevo pensato di indignarmi in silenzio, tanto ormai ci siamo abituati alla rassegnazione, ma l'intervento di Lidia Ravera su "L'Unità" del 10 scorso, puntuale, terribile nella sua essenzialità, impietoso nel quadro che descrive, mi ha fatto cambiare idea.

Ho voluto guardare fino alla fine il "Chi l'ha visto?" del 6 ottobre scorso sul caso Sarah; è una trasmissione che non guardo mai perché proprio non condivido la violenza esercitata sulla privacy delle persone; quella sera l'ho guardata, facendo uno sforzo enorme, anzi quasi vergognandomi, per rendermi conto di persona fino a quale limite estremo poteva arrivare la nefandezza mediatica.

Non dimenticherò mai la voce gracchiante e sgradevole della giornalista che incalza: "L'hanno trovato.. il corpo!!??" quando ancora non c'era stata alcuna conferma del ritrovamento.

Tutto questo mentre la telecamera inquadra impietosamente quella maschera di dolore: il volto di quella povera madre inebetita per quanto stava succedendo, lapidata dalle parole incalzanti come fossero pietre che la uccidevano con crudeltà e accanimento.

"Spudorata, scandalosa, maledetta televisione!" - scriveva venerdì scorso su Repubblica Francesco Merlo nel suo intervento: "La moviola del dolore"; di "Show macabro" scrive Lidia Ravera su L'Unità.

L'importante è vendere: giornali, libri, audience, quanto più disumane sono le atrocità, quanto più intriganti sono le violenze, tanto più si raggiunge il massimo dello share.

Ma perché non ci offendiamo, non ci indigniamo, come persone, come cittadini, come utenti, come telespettatori di fronte a tanto scempio e scriviamo e protestiamo quando accadono fatti come questi? Ma dove è andata a finire la sapienza dei vecchi maestri del giornalismo che insegnavano - come dice bene Merlo - come comportarsi di fronte al male? Ma come è possibile che di fronte a quello che stava accadendo in diretta non si sia immediatamente attivato un regista per interrompere la trasmissione ed evitare a quella donna straziata l'esposizione alla torbida curiosità della gente?

Vorrei appellarmi al Presidente della RAI, persona di grande saggezza e sensibilità: Presidente, faccia qualcosa perché almeno la televisione pubblica riacquisti quella dignità, quella responsabilità e serietà con cui avrebbe il dovere di informarci e di "educarci" come dicevano sempre i miei genitori quando arrivarono le prime televisioni nelle nostre case.

 Ines Briganti

Insegnante