Buon Anno PD

Buon Anno PD

Guardavo con ansia il telegiornale nel momento in cui si dava comunicazione dell'esito delle votazioni alla Camera sulla fiducia al governo Berlusconi: ad una prima reazione di sconforto di fronte allo spettacolo immondo che taluni nostri parlamentari stavano inscenando, è seguito immediatamente un pensiero "qualunquista", di quelli che, normalmente, in altri tempi mi avrebbero fatto indignare: "e noi, i miei figli, i miei nipoti, dobbiamo contribuire a pagare la pensione a questi Scilipoti e simili?" (art. 67 della Costituzione: "Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione"; poveri noi).

E ho pensato che se questa è la reazione di una che nella politica attiva ha creduto sempre, quale potrà essere la reazione di chi, pur facendo il proprio dovere di cittadino elettore è rimasto lontano dai luoghi della politica? E il pensiero si è liberamente mosso verso la riflessione sullo stato generale del nostro Paese. È facile, perfino ormai banale, fare l'elenco della spesa dei problemi che sono sotto gli occhi di tutti: il lavoro che non c'è, le tutele dei lavoratori che si stanno esaurendo, il numero dei precari che aumenta ogni giorno, e non mi riferisco solo ai giovani, ma anche ai padri e madri di famiglia, cinquantenni, che a loto volta hanno in casa figli precari, i giovani studenti docenti e ricercatori che sono ormai all'esasperazione, il debito pubblico che aumenta e altro ancora. Ma aldilà di tutto questo, potrà sembrare paradossale, ciò che più mi angoscia è lo stato di miseria morale in cui versa il nostro paese. La corruzione, ormai infiltrata nelle istituzioni pubbliche e private, non fa più scandalo, tanto che esse stesse istituzioni sono oggetto di mercimonio quotidiano. La dirigenza delle nostre maggiori società nazionali è affidata spesso ad uomini (e dico uomini) che rivestono contemporaneamente più di un incarico, sono irragionevolmente ed esageratamente pagati, pur non essendo sempre competenti e che, dopo aver mandato in fallimento le società, si "auto-licenziano" e vengono premiati poi con l'incarico di dirigere altre aziende pubbliche e private. Non esistono più regole di comportamento decoroso per chi occupa un ruolo pubblico: l'assuefazione al malcostume è ormai talmente radicata in noi che o non ci scandalizza più o non abbiamo più il coraggio di denunciarlo perché temiamo di essere tacciati di "lodatori del tempo antico". Si dice che il berlusconismo, con tutte le sue aberrazioni, taglia ormai trasversalmente la società: ne sono convinta, così come sono convinta che, se ha attecchito così bene è perché ha trovato un terreno già pronto ad essere seminato. Di fronte a questo scenario la mia reazione è quella che ormai mi è congeniale: bisogna pensare seriamente al "da farsi", perché, mi si perdoni la citazione, come dice Seneca "sa indignarsi solo chi è capace di speranza". E allora mi rivolgo al maggior partito di opposizione, nel quale ancora ripongo la mia speranza perché metta in campo le azioni necessarie per far ripartire questo Paese. Abbiamo letto le buone proposte che tanti parlamentari del Partito Democratico hanno elaborato sulle questioni più urgenti da affrontare: il lavoro, il fisco, la scuola, la giustizia, l'informazione - proposte che il gruppo dirigente ha condiviso e fatte proprie. Sono progetti di riforme radicali che vanno comunicate e spiegate alla gente con chiarezza e semplicità, sostenute con fermezza e convincimento e presentate ai partiti di opposizione nella consapevolezza che, comunque, le riforme sono indispensabili. Il nostro è un paese vecchio, conservatore, ingessato, come si dice spesso, qualche esempio: la giustizia di Alfano non va bene, ma neanche la giustizia prima di Alfano funzionava; la riforma Gelmini è da respingere ma la scuola media superiore,  che ho la presunzione di conoscere bene, e l'università non funzionavano neanche prima della Gelmini. Io chiedo dunque, vorrei dire esigo, che il gruppo dirigente del PD, occupando finalmente in modo serio il posto che gli compete, non perda tempo ora a discutere di primarie, si spogli di quel fardello di personalismi in cui è incappato, non insegua come cane da tartufo chi non vuol essere inseguito (Fini e Casini hanno fatto un percorso politico coraggioso da cui spero possa nascere una bella destra liberale, democratica europea) ma proponga il proprio progetto politico con obiettivi chiari da vero direttore d'orchestra. È evidente e naturale che sia la gente che si riconosce in una cultura di sinistra riformista, innovativa, moderna a ritrovarsi in quel progetti politico, ma potrebbe anche essere gente che appartiene al cosiddetto ceto moderato che comunque condivide quelle finalità e quegli obiettivi. Ho parlato di gente perché il discorso delle alleanze, pur necessario per governare, deve essere una conseguenza della condivisione del progetto politico nella consapevolezza che gli errori del passato non possono più essere ripetuti: se ciò accadesse, la conseguenza tragica sarebbe la condanna al ruolo di opposizione per decenni e decenni.

Ines Briganti

PD Cesena