"Se non ora, quando?"

Uno che ha a cuore la "cosa pubblica" non può non riconoscere che un tempo così triste per il nostro paese non si ricorda: oserei dire che nemmeno gli anni bui del terrorismo portavano tanta cupezza. Allora la consapevolezza della gravità del momento destava anche in noi giovani una gran voglia di impegnarci e di impegnare i partiti tutti in una condivisa necessità di far fronte comune contro la violenza. Oggi la crisi economica sta mettendo in ginocchio il nostro paese (altro che ristoranti pieni!) ma, cosa ancor più grave, ... una crisi che sembra inarrestabile sta minacciando la tenuta civile della nostra comunità. Scriveva Giorgio Bocca qualche giorno fa: " A chi spetta provvedere a un ragionevole governo civile ed economico? Ai politici eletti per governare, certo, ma non basta: ci vogliono anche i buoni cittadini che li seguano. Come fanno i politici a prevedere che palazzinari speculatori di Barletta arrivino a demolire una casa così male da far cadere quella vicina? Come fanno i politici a rimediare al fatto che il 40% dei loro concittadini sono degli evasori fiscali e se ne infischiano delle leggi? Il governo funziona quando i cittadini aiutano a far funzionare le leggi". Si potrebbe obiettare a Giorgio Bocca che i politici devono legiferare, controllare che le leggi siano applicate, e assicurare che siano puniti coloro che non le applicano! Comunque, avuta consapevolezza della situazione in cui ci troviamo, la parte più difficile ora è attivare azioni per ricominciare: da dove, da quando? Forse dal 1861; non ho sbagliato secolo perché proprio da quei tempi traggono origine alcuni nostri mali atavici: la questione meridionale, la burocrazia amministrativa, la corruzione ... .

Ora però dobbiamo pensare al nostro presente e al nostro futuro nell'assoluta convinzione che a ciascuno di noi spetta il dovere di essere "buon cittadino" e che i politici devono fare la loro parte. In uno scenario nazionale di crisi totale e internazionale in cui il nostro paese è esposto a pubblico ludibrio, che l'Italia assolutamente non merita per la sua cultura, per la sua storia anche gloriosa in certi periodi, ma anche per come siamo noi con i nostri difetti e con le nostre qualità, io mi rivolgo soprattutto alla classe dirigente del mio partito. Bisogna fare subito alcune cose: la riforma del fisco, non solo per intervenire contro l'evasione fiscale ma per introdurre equità nel sistema fiscale: il che significa anche introdurre la patrimoniale sui beni e sulle rendite forti; è urgente un intervento di riforma della pubblica amministrazione per ridurne drasticamente i costi e le spese generali; è urgente tagliare costi e privilegi della politica (non è qualunquismo indignarsi di fronte alle abissali differenze fra gli stipendi dei nostri politici e quelli dei loro colleghi europei); è senz'altro necessario rivedere il sistema pensionistico; è urgente avanzare proposte chiare di intervento nel sistema scuola-formazione-lavoro: è vergognoso che un giovane su quattro al nord e uno su tre al sud sia disoccupato! Sono urgenti la riforma del sistema elettorale e un progetto di azioni e di regole ferree per combattere la corruzione in qualunque luogo essa si annidi.

In questo contesto non è politicamente accettabile che il segretario del maggior partito della sinistra dichiari in televisione che il programma delle riforme sarà presentato fra 3,4,5 settimane: ADESSO queste cose sono da fare, con un governo di emergenza nazionale (ammesso che si possa realizzare) o con un programma chiaro, rigoroso, condiviso con chi voglia davvero il bene comune, col quale presentarsi ai cittadini per chiederne il voto. Da ultimo, caro segretario, è indispensabile il rinnovamento della classe dirigente del nostro partito: chi è in Parlamento da vent'anni è "vecchio" anche se ha 50 anni di età, non ci sono deroghe che tengano, così come non deve essere automatica la carriera politica da sindaco a parlamentare, magari passando attraverso la Regione: deve essere il merito che conta, a prescindere dall'età. Infine, a mio modesto parere, Matteo Renzi non ha certamente statura di leader, men che mai di statista, ma quando fa' proposte pertinenti, condivisibili, e utili, va ascoltato seriamente: non è corretto, non è giusto, non è rispettoso dirgli di non tirare calci!                                                                                            

Ines Briganti

PD Cesena