Mostra del pittore Navacchia a Bagno di Romagna

Domenica prossima si chiuderà la mostra di Luciano Navacchia inaugurata nel luglio scorso a Bagno di Romagna. Imponente davvero il numero dei visitatori che hanno voluto deliziarsi in compagnia delle sculture del Maestro Navacchia sapientemente collocate all'interno del Palazzo del Capitano e opportunamente inserite nel centro storico della nostra accogliente cittadina.

 Dell'amico Luciano avevo già conosciuto il frutto del passaggio dalla pittura alla scultura rappresentato in esposizioni precedenti a Forlì e a Sarsina, ma il progetto artistico realizzato a Bagno si può considerare, a mio parere, un punto d'arrivo fondamentale per questo artista, pittore ormai realizzato e ora giovane scultore, sempre pronto a mettersi in gioco, a ricercare nuove forme espressive con cui dare risposte alle domande che ognuno di noi, talvolta inconsapevolmente, si pone: il senso della vita, la forza e il coraggio con cui si affrontano le difficoltà, l'importanza del pensiero, la serenità dell'anima. Le figure di Navacchia, possenti nella loro plasticità, imponenti talune nella loro dimensione, ti si presentano quasi a dirti: "Guardami; pensa; non farmi domande; sono quel che sono; tengo per me i misteri che nascondo". Questo dicono le sculture dell'Africa, dal viso forte, dai corpi costruiti con mirabili cuciture di ferro e di metallo, che mi hanno fatto pensare all'Africa vera, quella della Sierra Leone, per intenderci , che rimanda a figure arcaiche, antiche quanto il mondo. Dice Luciano, citato da Rosanna Ricci nel bel catalogo della mostra curato da Orlando Piraccini,:" Attraverso la scultura ho scoperto la materia e la terza dimensione dello spazio. Costruire la figura attraverso la scultura mi dà la possibilità di poterla osservare in diversi volumi e in diverse prospettive dello spazio". Anche il visitatore della mostra che passeggia lungo la via dove sono collocate le sculture, sfiorandole, pur intimorito dalla loro imponenza e dal mistero che le avvolge, avverte la sensazione di essere affiancato da una persona viva ed è colto dal desiderio di porgerle il saluto, di tendere la mano a quelle mani forti della "madre seduta" o delle "sculture all'aperto". Le figure sono soprattutto femminili. Gliel'ho chiesto perché la donna; mi ha risposto: "la donna è l'anima dell'universo, è la Magna Mater, è la creatura più preziosa!".

Grazie Luciano.

Ines Briganti